Bauhaus a Dessau: colori, luce, natura.

Attraverso le fotografie dell’epoca siamo portati a immaginare il Bauhaus in toni di grigio: a Dessau possiamo vedere invece come ci fosse colore, luce e natura.



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Si dice il Bauhaus o la Bauhaus? Per imprinting ricevuto, io sono solita chiamarla al femminile, in quanto prima di essere uno stile o un movimento, prima di tutto la Bauhaus era una Scuola.

Una scuola prestigiosa, fondata da Walter Gropius, con sede prima a Weimar [1919-1925], poi a Dessau [1926-1932], infine a Berlino [1932-1933].

La sede di Dessau costruita nel 1925 grazie all’appoggio dell’ amministrazione comunale [tuttora proprietaria dell’Istituto], è sopravvissuta ad un attacco aereo nel marzo del 1945, che ne bruciò una parte,  fu restaurata negli anni ’60, e re-inaugurata ufficialmente nel 1976 a cinquant’anni dalla prima apertura.

Dal 1994 è una Fondazione pubblica, con tre dipartimenti: i Workshop, la Collezione, e l’Accademia.

E’ possibile studiare ancora oggi alla Bauhaus di Dessau, ci sono anche dei seminari estivi organizzati in collaborazione con la Fondazione IKEA, ma è possibile semplicemente visitarla.

E visitandola si registra una realtà che è difficile cogliere solo attraverso i libri.
Infatti, come siamo abituati a pensare all’architettura dell’antica Grecia nelle tonalità bianche del marmo, perché a distanza di secoli non è rimasta traccia del colore, allo stesso modo la Bauhaus nel nostro inmaginario è in bianco e nero.
Questo si deve in parte agli oggetti prodotti dalla Bauhaus che sono diventati delle icone del design, nella versione in acciaio e nero, ma soprattutto all’archivio fotografico dell’epoca a cui si attinge per raccontarla anziché mostrarla al presente, come avviene solitamente per l’Art Nouveau.

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Le fotografie di questa pagina risalgono ad un viaggio che ha avuto luogo nel 2008.

Prima di visitarla ero ben consapevole del fatto che pittori quali Johannes Itten, Paul KleeWassily Kandinskij erano stati insegnanti alla Bauhaus.

Anzi, di più: insegnavano la teoria del colore.

Ugualmente, questo utilizzo nell’architettura e nell’arredamento dei colori primari -là dove immaginavo di trovare solo bianco, nero, e tonalità di grigio- mi colpì e continua a colpirmi quando riguardo queste foto o altre scattate da altri visitatori alla Bauhaus nel ventunesimo secolo.

Il secondo aspetto che mi colpì fu la luce.

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Anche in questo caso, avevo letto di come Gropius avesse progettato la sede della scuola Bauhaus di Dessau come un corpo vetrato, al fine sia di approfittare il più possibile della luce naturale per le attività dei laboratori, sia di poter mostrare la struttura e le sue attività a chi si trovava all’esterno: in un’ottica di trasparenza, anche morale, decisamente contemporanea.

Lo avevo letto, lo avevo studiato però, parliamoci chiaro, quando si mette piede nell’ex città industriale di Dessau, ancorché sia agosto, la luce non è esattamente l’aspetto che ti colpisce maggiormente. Anzi.

Se il clima non è favorevole, come è facile che sia, l’impressione è proprio quella di muoversi all’interno di una fotografia in bianco e nero: fra diverse tonalità di grigio.

Per questo, nel momento in cui ci si trova all’interno dell’edificio della Bauhaus, si resta ammaliati  per come si venga inondati all’improvviso dalla luce.

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Pensate all’architettura dei palazzi che popolano le nostre città, che risalgono agli anni ’20.
Pensate a un contesto visivo di palazzi dell’800 e in stile Liberty [per tacere di quelli che risalgono ai secoli precedenti].
E immaginate quanto potesse essere rivoluzionario e moderno questo edificio.
Nello splendido volume dedicato da Taschen al Bauhaus viene riportata la descrizione di una visitatrice dell’epoca:

Un’impressione particolare, quasi indimenticabile, suscita questo grande edificio di notte, quando, come il giorno dell’inaugurazione, tutte le stanze sono illuminate formando un cubo di luce completamente trasparente che la struttura in ferro che incornicia l’edificio suddivide in tanti piccoli quadretti.

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L’ultimo aspetto che colpisce a Dessau è l’attenzione per il verde, inteso come natura.

Anche in questo caso non rientra fra le associazioni di idee che siamo soliti attribuire alla Bauhaus [di fatto difficilmente immaginiamo anche solo una pianta in un arredo Bauhaus].

Invece, le case costruite per i docenti da Gropius, a poca distanza della scuola [pensate c’era una villetta bifamiliare abitata contemporaneamente da Paul Klee e Wassily Kandiskij!] erano in mezzo a un bosco di pini.

Le case furono molto criticate all’epoca per i loro piani orizzontali, linee rette di porte e finestre prive di cornici: erano considerate fredde e monocordi.

In realtà ciascun residente aveva personalizzato l’arredo e i colori degli intonaci interni [l’atelier di Paul Klee era giallo e nero].
Ma al di là di questo -e del fatto che nulla sia rimasto della decorazione interna a parte gli infissi- quello che affascina è come le vetrate oltre ad essere una fonte di luce, trasparenza e possibile dialogo fra i residenti delle case, costituiscano non solo un affaccio sulla natura ma un mezzo per introdurre la natura -il verde- all’interno delle abitazioni.

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Dessau si trova a metà strada fra Lipsia e Berlino.
Se avete modo fermatevi perché è qui che tanto della modernità ha avuto origine.
Gli edifici della Bauhaus a Dessau sono visitabili tutti i giorni dalle 10 alle 5 del pomeriggio.

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