Come si fa una tesi di laurea di Eco acclamato dal New Yorker

Come si fa una tesi di laurea di Eco  VI edizione 1997

Il New Yorker celebra in un articolo uscito ieri, 6 aprile 2015, l’attesa pubblicazione in lingua inglese di Come si fa una tesi di laurea, scritto da Umberto Eco nel 1977.

Il libro, indica l’editore americano -la MIT Pres, ovvero la casa editrice della Massachusetts Institute of Technology- è giunto alla 23° edizione in Italia, è stato tradotto in 17 lingue, ma attendeva ancora la versione integrale in lingua inglese.

Appare inverosimile come un testo scritto nel ’77 per offrire delle precise indicazioni agli studenti su come strutturare la loro tesi nel contesto dell’Università italiana di allora [radicalmente trasformata dalla Riforma del 1999 in cui si passò al 3+2] sia tuttora l’unico testo valido e di fatto ineguagliabile.

Certamente il prestigio di Umberto Eco fornisce un’autorevolezza a Come si fa una tesi di laurea, che tuttora lo eleva e lo rende più affidabile di qualunque altro manuale analogo scritto da chicchessia.

Ma c’è di più.

Nonostante la rivoluzione tecnologica intercorsa, i motori di ricerca on line delle biblioteche e via dicendo, se si vuole scrivere una tesi scientifica risultando credibili, corretti, perfetti, questo libro resta un punto di riferimento irrinunciabile.

E non solo se l’intenzione è quella di entrare nel mondo della saggistica: Come si fa una tesi di laurea di Eco insegna a scrivere a chiunque non ambisca a diventare un romanziere o un poeta, ovvero la maggioranza di noi.

Non siete Proust. Non fate periodi lunghi. Se vi vengono, fateli, ma poi spezzateli. Non abbiate paura a ripetere due volte il soggetto, lasciate perdere troppi pronomi e subordinate.

Andate sovente a capo.

Non usate puntini di sospensione, punti esclamativi, non spiegate le ironie.

Le figure retoriche o si usano o non si usano. Se si usano è perché si presume che il nostro lettore sia in grado di coglierle e perché si ritiene che l’argomento appaia in tal modo più incisivo e convincente. Allora non bisogna vergognarsi e non bisogna spiegarle. Se si ritiene che il nostro lettore sia un idiota, non si usino figure retoriche, ma usarle spiegandole significa dare dell’idiota al lettore.

L’articolo di Hua Hsu sul New Yorker è interessante, ma ancora di più lo sono gli oltre 4000 likes, e le 2500 condivisioni del post a riguardo sulla pagina di Facebook del New Yorker.

Nei commenti decine di persone parlano di Come si fa una tesi di Eco come del libro che gli ha insegnato a stare al mondo: laddove nel mondo sia richiesto di scrivere qualcosa.

Per un manuale scritto al fine di avere meno studenti in attesa nelle ore di ricevimento, non è niente male.

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