Sansevieria: dove la metti sta.

Sansevieria / Snake Plant and a high kids chair model 616, designed by Ben Schulten, Finland 1965 for ARTEK. photo credits: irbtt.com

credits: irbtt.com

 

La Sansevieria andava di moda nelle case all’inizio del secolo scorso, e la cosa non stupisce avendo una forma che richiama un fregio o una colonna Art Nouveau.

Al giorno d’oggi, invece, paga il suo essere una pianta da interni di poche pretese [pochissima acqua, sopravvive con poca luce e poche attenzioni] e con una lentissima crescita, e di essere confinata negli scaffali della grande distribuzione o nelle vetrine dei fiorai, in un angolo: a raccogliere polvere [o a marcire, se chi se ne occupa ignora come vada curata].

Presente in più varietà, personalmente preferisco la Sansevieria Trifasciata Laurentii raffigurata nella foto: si sviluppa in verticale, e la mutazione genetica delle foglie [il profilo giallo si deve all’assenza di clorofilla] amplifica questa tensione verso l’alto.

Crescendo poco, a mio giudizio va scelta mignon oppure il più grande possibile e nel secondo caso va acquistata con cura presso un vivaio di fiducia osservando con attenzione che non presenti marciumi. [Se, come me, avete difficoltà nel pronunciarne il nome -più che a ripetere TigreControTigre per dieci volte di fila- tenete conto che è ammessa pure la variante sansevèria, senza la prima odiosa i. Oppure farfugliate velocemente qualcosa come Sansev…ia. Vi capiranno al volo e non staranno certamente a correggervi.]

ferm living

Ferm Living

plant stand diy: abeautyfulmess.com

abeautyfulmess.com

Posizionata in alto grazie a un porta vaso con piedistallo con un’aria mid century  come quelli di Ferm Living o realizzati da soli tramite DIY oppure, come nel mio caso, convertendo un seggiolone ARTEK degli anni ’60, la Sansevieria è deliziosa nell’arredare un angolo, anche prossimo ad un tavolo, senza correre il rischio che crescendo invada lo spazio affianco.

Cercandola on line come Snake Plant o Mother in law’s Tongue –i nomignoli familiari attributi dai paesi anglofoni alla pianta che deve invece il suo nome botanico, nel ‘700, al Principe di Sansevero- si possono trovare diverse altre soluzioni, alcune le potete vedere qui.

 

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